| 👉 Intervista a Filomena Saracino, autrice del libro di poesie “Canti di vittoria e di gloria” (Aletti Editore)
Partiamo proprio dal titolo, come mai “Canti di vittoria e di gloria”? Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per lei fondamentali, che tratta in questo volume?
“La vittoria conseguita, espressa nel libretto “Canti di vittoria” edito nel 2020, è stata la liberazione dall’angoscia esistenziale, non grave ma insistente e persistente. Ogni giorno si è rivelato un ponte tra il passato ed il futuro, al quale protendersi senza paura di cadere nel vuoto.
I “Canti di vittoria e di gloria” esprimono la consapevolezza della sorte felice che spetta all’io vincitore delle oscure paure, a dispetto dei fallimenti passeggeri e dei pensieri amari dei meri momenti di scoramento.
La vittoria è gloriosa nella misura in cui la speranza nel domani è forte e duratura.”.
Quanto la realtà ha inciso sulla scrittura?
“E’ l’esperienza di vita giornaliera, concreta, reale, che costituisce il tessuto della mia #poesia, che mi esce di getto ad ogni fondamentale presa di coscienza effettiva e completa.”
La scrittura come valore testimoniale, cosa ha voluto salvare e custodire dall’oblio del tempo con questo suo libro?
“Il mio vivo desiderio è tramandare la meraviglia, il gusto di vivere ugualmente presente nel dolore e nel piacere, nella stanchezza e nel vigore, sapendo che tutto vale a vedere il cammino verso la pace del cuore con profetica capacità di verità.”
A conclusione di questa esperienza formativa che ha partorito “Canti di vittoria e di gloria”, se dovesse isolare degli episodi che ricorda con particolare favore come li descriverebbe?
“Quello che più mi ha procurato stupore ed incredulità, nei lunghissimi anni di gestazione dei “Canti di vittoria”, e nei pochi giorni della composizione dei “Canti di vittoria e di gloria”, è stato il misterioso affrancamento dalla pesantezza degli anni, dalla malinconia della prigionia in situazioni insoddisfacenti o avvilenti. Scrivendo i 20 canti di vittoria e di gloria nei giorni più cupi della pandemia, nella primavera 2021, ho superato il terrore della malattia e persino della morte, ho vinto sulle restrizioni fisiche mediante diletti interiori che sono alla portata di tutti, la gioia di capire il valore della vita, e la fortuna di poter condividere i problemi ed i patemi con le persone care o amiche.”.
Quali sono le sue fonti di ispirazione: altri autori che ritiene fondamentali nella sua formazione culturale e sentimentale?
“La mia fonte di ispirazione, come detto prima, è la vita che sorride, si ritira nell’ombra, ritorna puntualmente, infinita. Non ho alcun autore letterario di riferimento, anche se mi ritrovo nell’Infinito di Leopardi. Infatti il mio “Giramondo” che conclude i “Canti di vittoria” è il pellegrino della luce che giorno per giorno insegue e persegue, all’infinito, anche quando si riposa stanco nel suo piccolo angolo di interna, eterna sapienza.”.
Ci sono altre discipline artistiche, o artisti, che hanno in qualche modo influenzato la sua scrittura?
“Non coltivo altri interessi artistici oltre quelli letterari, ma ho la consuetudine di informarmi sui fatti quotidiani di ogni genere, cercando di non farmi condizionare dalle opinioni di parte.”
Oltre a quello trattato nel suo libro, quali altri generi letterari predilige?
“Leggo volentieri, anche se non più con la passione della gioventù, i grandi classici del teatro greco, e i grandi autori del periodo medioevale, rinascimentale, moderno, ma conosco molto poco degli autori contemporanei. Gli ultimi scrittori che mi hanno suscitato profonde emozioni sono stati Kafka e Pavese.”
Preferisce il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
“Preferisco il libro tradizionale cartaceo, che posso sottolineare, sfogliare, maltrattare o custodire con cura, a seconda dell’umore e del sentimento del momento.”
Per terminare, qual è stato il suo rapporto con la scrittura, durante la composizione del libro.
“E’ stato un rapporto di ardore e di insofferenza per la fatica che sapevo di dover affrontare, limando assillantemente e rileggendo accuratamente il materiale che la mente direttamente collegata col cuore mi sfornava in blocco. Ma più grande è stata la fatica della rifinitura, più grande la gioia di partorire la nuova poesia che prendeva forma e sostanza dalle singole parole di speranza per me e per i lettori.”
Un motivo per cui lei comprerebbe “Canti di vittoria e di gloria”, se non lo avesse scritto.
“Comprerei e leggerei attentamente 'Canti di vittoria e di gloria' per avere la conferma ulteriore, basata sulla comune esperienza di pianto e di riso, del futuro luminoso che attende chi non si arrende alla disperazione nelle avversità della vita.”
Ha in progetto altre opere da scrivere nel prossimo futuro? In caso affermativo, può darcene una anticipazione?
“Ho appena finito di scrivere un insieme organico di 30 poesie, non più ontologiche come quelle di “Canti di vittoria”, o sommessamente mistiche come quelle di “Canti di vittoria e di gloria”, ma apertamente profetiche, con versi a tratti più piani e prosaici, anche se sempre ardenti e suggestivi.
Le ho scritte, come al solito di getto, in una settimana, dopo quasi due anni di silenzio assoluto della poesia in me, e rispecchiano la voglia di uscire dalle miserie e dalle macerie attuali con una forte spinta della vita più forte della morte.
Forse non verranno mai alla luce della ribalta, ma per me sono state ancora alta fonte di luce.”
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