| Breve chiacchierata con il comico brianzolo in occasione dell’uscita della sua ultima fatica letteraria «Vedo Buio! Manifesto del pessimismo comico» (Mondadori)
Domanda – «Vedo Buio! Manifesto del pessimismo comico». Come mai un titolo così nero?
Patrucco – Il libro si intitola «Vedo Buio» perché, in fondo, sono un inguaribile ottimista. «Manifesto del pessimismo comico» lo ha aggiunto il mio editor. Dei due, è lui il pessimista.
Domanda – «Manifesto del pessimismo comico», oltre ad essere un bel gioco di parole, è anche il filo rosso che lega i vari capitoli di questo libro?
Patrucco – Direi di sì e lo scrivo nel finale: «L’intelligenza dell’uomo non è sempre buona come non è sempre cattiva. L’uomo scrive sinfonie e fabbrica bombe, prepara pietanze sopraffine e inquina l’ambiente». Un libro può affrontare un solo argomento per volta. In questo caso mi cimento con il lato oscuro dell’umanità e della nostra società. Naturalmente ridendoci sopra. «Vedo Buio» è prima di tutto un libro umoristico!
Domanda – Meglio essere pessimisti oppure ottimisti?
Patrucco – Pessimisti, per almeno due fondamentali ragioni: per rimanere di tanto in tanto piacevolmente sorpresi e per l’intima soddisfazione di indovinare quasi sempre.
Domanda – Come definiresti, in breve, «Vedo Buio»?
Patrucco – Uscendo dalla classica definizione di satira politica e sociale, direi che «Vedo Buio» è un noir comico dove alla fine, sia la vittima sia l’assassino, siamo un po’ tutti noi. Se le cose non vanno per il verso giusto le responsabilità sono di tutti. Basti guardare come sono andate le ultime elezioni…
Domanda – A chi si rivolge «Vedo Buio»? Alberto Patrucco ha un suo target?
Patrucco – Nel mio lavoro non ho mai la pretesa di cambiare le opinioni, non dispenso verità assolute. Certo, affronto degli argomenti, sviluppo dei temi e lo faccio da una mia angolazione. Dopo «Il capitale» di Marx, «L’Italia che ho in mente» di Berlusconi e i Dossier del Sismi sull’uranio nigerino, pretendo di poter dire anch’io la mia. Certo, non sarà facile eguagliare in comicità questi precedenti… ma almeno ci provo.
Domanda – Un libro per tutti…
Patrucco – Ripeto, in «Vedo Buio» faccio comicità su dei temi, sviluppo dei percorsi. Non è necessario essere in sintonia perfetta con il mio punto di vista per ridere. Non voglio fare proselitismi. Spero di ottenere un unico risultato: quello di stimolare il sorriso su degli argomenti che poi, necessariamente, impongono una minima rielaborazione.
L’importante, a mio avviso, è che ci si svaghi senza perdere troppo tempo in questioni esclusivamente futili. L’ho sempre sostenuto, ridere significa arieggiare lo spirito. Se lo sia fa su temi non banali… meglio.
Domanda – A livello di forma, cosa ci dobbiamo aspettare da «Vedo Buio»?
Patrucco – Non c’è una pulizia di testo da Accademia della Crusca, ma nemmeno quelle sporcature tipiche della scrittura da cabaret. È una via di mezzo. Direi che ho tentato di imprimere al testo una vivacità non formale ma rispettosa. Per quanto attiene ai contenuti, ho liberato il testo dai nomi che contraddistinguono la stretta attualità per dare un respiro più ampio ai contenuti e rendere le argomentazioni più perenni. Ho messo in primo piano «cosa fa l’uomo» e non «chi lo fa».
Domanda – Questa terza via, per quanto attiene la forma del testo, hai tentato di imboccarla anche sui contenuti?
Patrucco – Ci ho provato. Lo spettacolo dal vivo, la produzione letteraria e le apparizioni televisive, attingono dal medesimo serbatoio, che poi è la realtà, ma sviluppano percorsi ben distinti. Non faccio le stesse cose in tre contesti diversi. Ci sono, come è ovvio, dei punti in comune, degli snodi chiave. Ma chi assiste allo spettacolo dal vivo non rivive i tempi e i contenuti della televisione, come chi legge il libro non trova il testo dello spettacolo.
Domanda – Nel libro te la prendi un po’ con tutti: politici, leghisti, calciatori, presentatori televisivi… gli idraulici. Ma non c’è proprio nessuno che si salva?
Patrucco – Forse i nonni… Ma nemmeno tutti. Potrebbe diventare nonno anche Calderoli.
Domanda – Il libro è punteggiato da «pensierini della buona notte» e termina con un lapidario Spoon River. Cosa rappresentano?
Patrucco – Dell’umorismo mi piace molto anche la sintesi comica. Con i «pensierini della buona notte», che sono l’esatto contrario di un augurio di buon riposo, prendo un argomento e lo rigiro in poche righe. Con il lapidario la sintesi raggiunge il massimo grado. Con un epitaffio di poche parole racconto la vita intera di un personaggio famoso.
(Articolo di Antonio Voceri, pubblicato su Orizzonti n. 29 ago-nov 2006)
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