| Possedere la capacità di rendere leggere e, a tratti, persino divertenti tematiche invece quantomeno delicate, non è affatto da tutti. In Italia, in modo particolare, il mercato editoriale si orienta su prodotti di ben altra pasta. Nulla da eccepire alla seriosità, ma spesso e volentieri si sente il bisogno di leggere qualcosa che, con altrettanto impegno e competenza narrativa, aggiunga alla ricetta quel famigerato pizzico di pepe.
Eliselle il pepe ce l’ha nel sangue, prima che nella penna. Basta aprire a caso un suo libro per intuire al volo quale sia l’approccio scelto dalla trentatreenne autrice modenese: un mix intelligente fra narrativa tout court e commedia alla francese, condito a volte da un erotismo messo lì perché ha un senso e un peso precisi, e non intende mai strizzare l’occhio a una certa fascia di lettori.
Se ciò accadeva già nei primissimi lavori, in Le avventure di una Kitty addicted (Zorro Ed., pp. 294, € 10) ritroviamo Eliselle alle prese con una storia colorata e intrigante. Viola, la protagonista, festeggia i suoi trent’anni, con tanto di relativa crisi. Ha alle spalle un padre scappato di casa per motivi non pervenuti, una madre appassionata di lifting, una sorella emo e un eterno fidanzato, che proprio adesso preme per convolare a giuste nozze. Insomma, c’è da capirla, Viola, se dentro cova un’irrefrenabile voglia di spensieratezza, che sembra concretizzarsi attraverso una furibonda caccia per negozi, alla ricerca di qualsiasi merce sia targata Hello Kitty. Ecco come il simbolo di un’infanzia si trasforma in una dipendenza, disperata quanto auto-ironica.
Vediamo dunque come una dipendenza può diventare un romanzo, una storia da raccontare ad altri.
Conosci a fondo il problema: sei anche tu, per caso, una “Kitty Addicted”?
«Lo confesso, sono stata una Kitty addicted, e sono guarita curando la mia dipendenza con la scrittura! Quello che ha da sempre caratterizzato il mio rapporto con la scrittura è questo bisogno di liberarmi dei miei “demoni” attraverso le parole, trasformandole allo stesso tempo in storie “al di fuori” di me. È un modo per esorcizzare le mie debolezze e, in qualche modo, superarle. Quando mi metto a scrivere, le idee arrivano non solo dalla mia esperienza personale, ma anche dalle ricerche, dalle storie di altre persone, tanto che alla fine mi chiedo dove sono finita esattamente e tutto si confonde in una vicenda più “universale”. Ma va benissimo così, perché fa parte della “terapia”».
Rispetto al tuo penultimo libro, Fidanzato in affitto, nonché ai tuoi lavori ancora precedenti, sembra tu voglia trattare tematiche ogni volta molto differenti: stai cercando una poetica che sia solo tua, o il tutto fa sempre parte di questa “terapia”?
«Sono le storie che mi incuriosiscono e sono quelle che cerco, poi il resto capita anche un po’ per caso. Alzo le antenne, uso il fiuto. Magari è il periodo in cui mi trovo a portarmi naturalmente verso determinate tematiche, perché quello che sto vivendo in quel momento specifico mi fa “sentire” in modo diverso, ma la cosa bella è che non mi forzo mai né nella ricerca né nella scrittura. Succede. Altrimenti, ho notato, il risultato è deludente».
Mentre gli argomenti mutano, la prosa rimane invece brillante, spesso fa venire in mente certa comedie a la francaise. Quali sono gli autori che hanno maggiormente influenzato il tuo stile?
«Leggo di tutto, sono una lettrice compulsiva e onnivora, pertanto ciò che esce da me credo sia un mix di tanti autori e tanti stili, o almeno me lo auguro. Ultimamente però non ho trovato in libreria opere che mi abbiano entusiasmato in modo particolare: non so se è il riflesso del periodo che stiamo vivendo, spero e mi auguro che ci sia una ripresa di colori e sfumature. Casi particolari a parte, l’appiattimento generale è piuttosto inquietante».
Tu, nella fattispecie, in una libreria ci lavori anche: ci racconti com’è il pubblico dei lettori dal tuo privilegiato punto di vista?
«Un libraio dopo un po’ riconosce a colpo d’occhio quali sono i lettori “autentici” da quelli “della domenica”: nel gruppo dei secondi, infilo dentro tutti quelli che il lunedì vengono a chiedermi i libri degli autori che nel week end precedente sono stati in televisione a presentare la loro ultima opera. Nel gruppo dei lettori “veri”, invece, trovo persone con cui avviene un vero e proprio scambio culturale: quanti mi hanno indicato libri che mi ero persa e che ho poi cercato solo grazie a loro, e letto con enorme gusto».
Sei appena uscita da Newton Compton con un divertentissimo manuale, 101 modi per essere bella, milionaria e stronza: ci parleresti di questo curioso campionario e dei tuoi progetti per il futuro?
«È una guida su bellezza e realizzazione personale, ma soprattutto sull’autostima, che è quella che spesso alle donne manca (e in effetti, i risultati di questo problema si vedono tutt’attorno). Vuole però essere divertente e leggera, dare qualche indicazione di massima, perché il percorso ogni donna lo deve fare a modo proprio, a mio avviso: ogni storia è diversa e ci si deve mettere del proprio per arrivare a volersi bene. Ora sto scrivendo il nuovo romanzo, che (spero) uscirà a giugno: sarà sull’amore, sarà cattivo e feroce, ma spero strapperà ai lettori qualche sorriso».
Note biografiche:
Eliselle è nata a Modena nel 1978. Ha al suo attivo i romanzi Laureande sull’orlo di una crisi di nervi, Nel paese delle ragazze suicide, Ecstasy Love, Fidanzato in affitto, Le avventure di una Kitty addicted e il manuale 101 modi per essere bella, milionaria e stronza. Alcuni suoi testi vengono rappresentati in teatri off milanesi. Collabora con diverse riviste on line e cartacee di attualità, erotismo e letteratura; scrive inoltre per la nota rivista Blue, nella rubrica “L’insano testo”.
(Articolo di Gianluca Mercadante; foto di Patrizia Cogliati)
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